Dalla Cina…col ciclorisciò

E’ forse una di quelle storie che non si trovano (ancora) sul web, oppure non sono stata capace di scovarla…ma inserendo “Grandfather Chen” nei motori di ricerca, non ho trovato quel che cercavo. Del resto si è trattato di un incontro non previsto e solo la piazza lo ha reso possibile. Certo, è una piazza speciale. Il quartiere Esquilino, è risaputo, è tra i più multietnici della capitale e piazza Vittorio è diventata davvero, nel tempo, l’ombelico del mondo. Eppure il suo ciclorisciò era solo di passaggio. Al lato di una strada tipicamente trafficata, uno dei raggi che partono dalla piazza, in apparente attesa, lo abbiamo incontrato. Ancora freschi di gelato e i piedi gonfi per una lunga passeggiata capitolina.

Si è limitato a sorridere, con grande umanità, e si è lasciato fotografare. Ha anche acconsentito alle nostre pose, sollevando con le braccia la bandiera cinese appesa al suo tettuccio. Un tipo stravagante e molto anziano, certo…ma solo con l’avvicinarsi di alcune ragazze cinesi abbiamo capito che quel tettuccio rosso, le ruote, i bagagli tenuti fermi con lo spago, la foto di Mao sullo sfondo e gli occhi scintillanti del vecchio custodiscono molto di più. Perlomeno decine di migliaia di chilometri percorsi con la forza delle gambe, pedalando; e chissà quante notti trascorse all’aperto, accucciato nel vano ridotto del suo veicolo arrugginito.

Le ragazze cinesi sono belle ed emozionate. Ci aiutano a carpire un po’ della sua storia e anche della loro. “Per noi cinesi è un mito!” – afferma stupita una delle belle improvvisate interpreti – “Lo chiamiamo Nonno Chen. La prima volta l’ho incontrato alle Olimpiadi di Pechino e mai avrei immaginato di ritrovarlo qui, a Roma!”.

Ambasciatore di pace, è stato invitato anche alle Olimpiadi di Londra e presumibilmente vi si recherà nell’unico modo che conosce. Le mappe locali, le strade secondarie, il sellino, le ruote, i pedali. Le sue gambe, la foto di Mao e il suo sorriso.

In pochi minuti una piccola folla si è radunata intorno al risciò. Cinesi, italiani, bengalesi, indiani, americani…una storia narrata in poche parole incomprensibili – almeno per noi – esercita un’attrazione indiscussa. Cosa ho trovato in Nonno Chen? Mi parla della polvere solcata dalle sue ruote? Mi parla della lentezza del suo andare, che tuttavia lo ha portato dall’Estremo Oriente al nostro ‘ombelico del mondo’?

Con il tramonto anche Chen se ne va. Il suo risciò porta con sè le tracce dei luoghi attraversati, immagini, mappe, ideogrammi. Ora, sarà già sulla strada, verso Nord.

A cura di Laura Bartoletti

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