Ricostruiamoci

Il sole è alto sul campo da gioco. Ci rinfreschiamo le teste col tubo dell’acqua, le sfide da compiere sono ancora aperte. Il percorso presenta molti ostacoli da superare: un serpentino verde imbottito come testimone per la staffetta, cavallucci colorati da saltare, la pallina di Hello Spank con cui fare canestro…e poi prove di equilibrio, capriole…fino a tornare alla base e lasciare il testimone al compagno di squadra. Il giudice è implacabile, gli amici si esaltano in grida di incoraggiamento. Le Olimpiadi del campo sono in corso e la competizione lascia il passo alla necessità di collaborare, nella propria squadra, per poter raggiungere il sogno della vittoria. Le tende blu in lontananza fanno da cornice ai nostri divertimenti e il pranzo non si farà attendere, a giusto coronamento della mattinata di sforzi.


E’ qui, nel campo di S. Biagio, protetti dai volontari della Protezione civile, accuditi dalle proprie famiglie, seguiti nei compiti e nei giochi dagli operatori delle Fondazioni Patrizio Paoletti e L’Albero della Vita, che alcuni bambini molto speciali stanno trascorrendo la loro estate. La famiglia di Djenné pronta per tornare a casa. L’abitazione è stata dichiarata agibile e, dopo un mese abbondante trascorso nel ‘paese delle tende’, i due genitori originari del Mali e i loro sei figli possono restituire le loro vite alla normalità. I bagagli sono pronti e non resta che salutare gli amici che restano al campo, altre famiglie e tutti i volontari e gli operatori con cui i giorni intensi del post-terremoto sono stati condivisi. Djenné ha 13 anni ed è la terza dei suoi sei fratelli. I capelli decorati in mille treccine, gli occhiali da vista e il viso illuminato da un sorriso grande e generoso, ci confida le sue sensazioni sull’imminente ritorno a casa: “E’ strano…qui non mi sono trovata male. Quando sono a casa mi guardo intorno e mi dico che certo, è casa mia, e allora va tutto bene. Però qui è diverso. Qui sei sempre con gli altri…non l’avevo mai provato. Sono felice di tornare però, è strano, mi mancheranno le persone che ho incontrato qui…”.

Ascolto Djenné e tra le braccia accolgo la sua sorellina, la piccola Rama di 3 anni. La mascotte del nostro gruppo ci sta salutando! Steve saltella intorno a noi, vorrebbe darle un bacio ma lei lo allontana con le mani. In questo campo la molteplicità di origini, lingue, culture è la caratteristica principale. Tra i bambini, età diverse si intrecciano e i grandi si prendono cura dei piccoli. Certo si litiga spesso e a volte è difficile trovare un accordo che accontenti tutti. Ma il sentimento di amicizia che, delicato, è iniziato a fiorire permette di superare insieme traumi e difficoltà. E così alla fine Rama accetta i saluti di Steve: gli porge la sua piccola mano paffuta e lui felice le stampa un bacino.

 

Il sole ora sta tramontando. Siamo seduti sulle panche, appena fuori dalla tenda bianca che è il nostro spazio di gioco, la Ludoteca. L’aria si è rinfrescata e siamo entusiasti di assistere alle esibizioni dei bambini e dei ragazzi del campo, giocolieri in erba dotati di grande talento. La scatola rossa con gli attrezzi è appoggiata sul prato, a disposizione di tutti. Ciascuno sceglie il suo strumento e condivide ciò che ha imparato. La creatività permette di esaltare le qualità: Michel ama i cerchi e li fa volteggiare intervallando i lanci con agili piroette; Abdellah è il mago dei kiwido, che roteano come arcobaleni intorno alla sua testa; i piccoli Erico e Divine, trasformatisi in antichi guerrieri, mimano una lotta sventolando fazzoletti colorati; Serena, decorata di veli leggeri, è la presentatrice e il serpentino imbottito della mattina si è trasformato in microfono. Ogni esibizione è accompagnata da applausi e apprezzamenti. Anche le mamme condividono il momento e stupite raccolgono con i loro telefonini quegli istanti di pura creatività.

E’ sera, si è fatta l’ora del riposo. Prima di rientrare nella ‘mia’ tenda blu, lancio un’ultima occhiata al prato e alla tenda ludoteca. In lontananza vedo i bambini che ormai ben conosciamo. Sono ancora insieme e scorazzano allegramente. So che sono impegnati in qualche scorribanda. Quale che sia il ricordo che conserveranno di questa estate, il segno dell’amicizia di certo non si cancellerà.

Testimonianza a cura di Laura Bartoletti

 

Nel campo allestito dalla Protezione Civile a S. Biagio (frazione di S. Felice sul Panaro, a pochi chilometri da Mirandola) e gestito dapprima dalla Regione Liguria e poi dalla Provincia Autonoma di Trento, per tutta l’estate è stata attivata una speciale ludoteca dove bambini e ragazzi di ogni nazionalità hanno potuto incontrarsi e sperimentare momenti di gioco e di serenità. Un gruppo formato da minori di età compresa fra i 3 e i 14 anni, variegati per origine, cultura, lingua, tradizioni familiari. Marocchini, nigeriani, malesi, beninesi, indiani, cinesi, albanesi, accomunati da un’esperienza di grande intensità: un grande ostacolo da superare e al tempo stesso l’opportunità di sperimentare forme di dialogo e convivenza nuove, laddove la diversità sia vissuta come opportunità. Gli esperti e i volontari della Fondazione Patrizio Paoletti per lo Sviluppo e la Comunicazione, coadiuvati nel loro intervento dagli educatori de L’Albero della Vita, sono diventati, nel corso delle settimane estive, il punto di riferimento per le famiglie della tendopoli: per diverse ore al giorno, al mattino e al pomeriggio, lo spazio giochi è stato animato da attività ludiche, creative, espressive, oltre al sostegno per i compiti estivi necessario per i più grandicelli. In un clima di dialogo e di conoscenza reciproca che ha accompagnato i piccoli in questa loro estate così particolare.

 


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